LA STAMPA 04/12/2008

Dall'Est uno zoo di clandestini
Traffico di cuccioli, il business milionario della camorra

GUIDO RUOTOLO
ROMA
Roma Nord, casello autostradale di Fiano Romano. Il poliziotto alza la paletta.
Il furgoncino accosta. Un controllo di routine della Polstrada. L’autista, un
ungherese, è imbarazzato. «Apra dietro...». Scena surreale, accaduta appena
qualche giorno fa. Un ruggito. La portiera si spalanca e dentro il furgone si
materializzano due leonesse malridotte, rinchiuse in due gabbie dalle quale
avrebbero potuto fuggire. Due «clandestini». L’autista abbozza una
giustificazione: «Le sto portando a un circo..». Forse è vero. Ma quelle due
leonesse africane non sono in regola. Sembra davvero un traffico di
«clandestini» stipati su un mezzo senza un finestrino. E come i disperati
extracomunitari senza documenti, le due giovani leonesse, sono finite in un
Centro d’accoglienza, il «Centro Traffic» del Wwf di Semproniano, Grosseto,
affidate in custodia dal personale del Corpo forestale.

All’autista sono stati contestati i reati di maltrattamento e infrazione della
normativa Cites (Convenzione di Washington) che regola il commercio di specie
animali e vegetali minacciati di estinzione. «Leonesse? Noi dobbiamo vigilare
sul commercio regolare di 35.000 specie di animali - spiega Marco Fiori,
responsabile del servizio Cites della Forestale - e spesso siamo costretti a
sequestrare animali maltrattati e non in regola con le normative». Le
statistiche forniscono un quadro sorprendente: dal 2005 sequestrati 6.356
animali e 437 strutture - da canili abusivi a esercizi commerciali -, valore
10,5 milioni di euro. Sequestrati, solo facendo riferimento alla Convenzione di
Washington sulle specie in via d’estinzione: 2 leoni, 2 cammelli, 1 dromedario,
4 coccodrilli, 11 tigri, 350 pappagalli, 3 struzzi. E poi, passando alle specie
animali non a rischio estinzione, 4.057 cani, 853 gatti, 15 cavalli.

Solo un mese fa, sono stati sequestrati decine di cuccioli di cani di razze
pregiate - beagle, husky, west terrier, pastori bernesi - in tre allevamenti, a
Brescia e a Padova. I cuccioli erano stati importati dall’Ungheria con
passaporti falsificati. Maria Rosaria Esposito è la responsabile del Nirda, il
Nucleo investigativo della Forestale che si occupa dei reati contro gli animali:
«L’anno scorso siamo andati a Pecs, in Ungheria, uno dei maggiori mercati di
cani. Come turisti abbiamo chiesto il prezzo di un cucciolo: variava da 50 a 120
euro. Quei cuccioli in Italia li vendono a 800 in media, ma si arriva anche a
2.500». Avere il quadro reale del commercio di animali dall’Est non è facile.
Gli ultimi dati ufficiali, prima che con Schengen chiudessero gli uffici
doganali, solo alla frontiera di Gorizia in sei mesi, sono stati censiti 500
mila animali. «Oggi? Milioni - dice Esposito - soprattutto cuccioli di quaranta
giorni. Molti muoiono durante il viaggio o all’arrivo, nei negozi dove vengono
parcheggiati in attesa di un padrone. La mortalità di questi cuccioli è
altissima».

Fosse solo un problema di maltrattamenti e malnutrizione, la questione
rimarrebbe confinata nell’ambito di una battaglia puramente «animalista» e del
rispetto della legge. Ma non è così, o meglio è anche questo. Il problema è
anche quello del giro d’affari. La responsabile del Nirda della Forestale: «Il
business è di svariati milioni di euro all’anno. Non è un mercato frammentato.
Ci sono quattro, cinque grossi imprenditori monopolisti. Non mi meraviglia se
dietro questo commercio operino organizzazioni criminali come la camorra». Chi
invece è certo che si tratti di camorra è Marco Fiori, responsabile del Cites,
della Forestale: «C’è la camorra dietro ai mercati napoletani dove si vendono
tartarughe importate dalla Tunisia e dall’Albania. E’ un giro di milioni di
euro. Una tartaruga viene pagata 5 euro e venduta a 300. La dimensione del
fenomeno? Spesso facciamo sequestri anche di 2.500 tartarughe a volta».