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lunedì, 03 settembre 2007

Cosa ne pensano del lupo?

Mi hanno chiesto di scrivere un articolo per CheeseTime a commento del "premio per il pascolo gestito" istituito dalla Regione (vedi il post del 22 giugno 2007), intervistando qualche politico. Dal momento che il pezzo sarà breve e sintetico, mentre le risposte ricevute sono molto più complete, le voglio condividere per intero con voi. Senza commenti personali, lascio parlare gli intervistati così come hanno risposto (via e-mail) a me.

Intervista a Mauro Deidier, Presidente del Parco Orsiera Rocciavrè:

-          La presenza del lupo è considerata una risorsa ambientale o una emergenza per la montagna piemontese? E’ considerata una risorsa dal mondo ambientalista specie da quello più integralista  ed in genere una sciagura o quasi dal mondo degli alpeggiatori. Non è ancora una emergenza ma potrà diventarlo. Infatti si continuano a trattare le conseguenze odierne senza pensare ai risvolti futuri della diffusione della specie. Nessuno poi considera i danni potenziali che sono immensi: es. mancato sviluppo di nuovi allevamenti ovi caprini. A sentire gli allevatori, nessuno si azzarda più oggi a sviluppare indirizzi produttivi aziendali basati sugli ovi-caprini

-          E’ possibile pensare a delle strategie di contenimento del lupo? Le strategie di convivenza ci sono ; sono già state sperimentate. Ce ne sono molteplici ma quasi nessuna ha dimostrato di funzionare ( ad es. i recinti si scontrano con difficoltà logistiche, stanchezza fisica degli operatori, aggravio di lavoro, difficoltà a causa  sconnessione del terreno ecc. i cani si scontrano con questioni anche banali quali il costo della loro alimentazione, la pericolosità per l’uomo, i costi per l’assicurazione, l’impegno ad allevarli per tutto l’anno ecc.ecc. Come strategie di contenimento certo è possibile pensarle non sono una novità lo fanno già sui Pirenei ed in Grecia ed iniziano a farlo in Francia. Essendo ormai ampiamente scongiurato il rischio di estinzione, occorre far uscire la specie dagli elenchi europei di  protezione assoluta e considerare la specie alla stessa stregua degli altri ungulati selvatici ( Stambecco,Camoscio,Capriolo, Cervo ecc.) con possibilità di piani di contenimento tecnico seri approvati dall’Istituto nazionale per la fauna selvatica di Bologna  nelle aree dove i danni e le predazioni sono maggiori ed insostenibili. In tal modo si eviterà anche  il diffondersi di forme odiose di bracconaggio ( es. foraggiamento di carne cruda sulle rotaie del treno  per incentivare  incidenti…)

-          Ritiene che i pastori possano convivere con il lupo o è necessario affiancarli nella lotta a questo predatore? La convivenza è estremamente difficile ed onerosa per un mondo, quello dei pastori,  già oltremodo tartassato. Dove il lupo è tornato non si potrà tornare indietro per cui l’unica strada praticabile è la convivenza affiancata e supportata in tutti i modi dalle istituzioni pubbliche  ( in Svizzera assegnano persone per custodia e supporto ai pastori)

-          I grandi predatori (lupo, orso) che venivano ritenuti in via d’estinzione sono tornati a colpire in tutta Europa, ma non crede che il maggiore pericolo per la montagna sia l’abbandono da parte dei pastori e dei loro animali? Assolutamente SI; infatti in un intervista  a me stesso fatta da un giornalista  di un giornale locale della mia zona pubblicata ieri (L’Eco del Chisone)  ho parlato dell’uomo, che in alta montagna  è l’animale da salvare con assoluta priorità, prima di qualsiasi animale protetto o ecosistema.Ho spiegato in tal senso il perché il Parco Orsiera che presiedo è l’unico Parco del Piemonte che investe gran parte delle risorse disponibili per lo sviluppo e la modernizzazione dei propri 26 alpeggi , compresa la diffusione di impianti energetici con energia rinnovabile. Ho manifestato  grande preoccupazione per la mancanza di ricambio generazionale anche perché i giovani ( ancorché oggi supportati da nuove tecnologie, mungitrici, ecc. che potrebbero migliorare la qualità della vita) vedono i loro genitori dibattersi fra mille difficoltà da quelle igienico-sanitarie, a quelle burocratiche a quelle logistiche ed ora anche alla ricomparsa del lupo che si aggiunge alle mille difficoltà precedenti e rischia di essere la classica  goccia che potrà determinare l’abbandono definitivo.

Questa invece è la risposta dell'Assessore Regionale alla Montagna, Bruna Sibille:

Il rapporto tra pastori e lupi in natura è sempre stato conflittuale e le ragioni sono tanto ovvie che evito di richiamarle. Il conflitto è stato storicamente regolato con tagliole e fucilate, sino a quando la specie ha rischiato di estinguersi. Di fronte a questo rischio era evidente che una società civile, che ha accresciuto la sua responsabilità ambientale in tutti i settori, si ponesse anche il problema della tutela del lupo e in generale della fauna selvatica per preservare la ricchezza dell’ambiente naturale. Dopodiché voglio sottolineare con chiarezza che la tutela del lupo non deve in alcun modo mettere in secondo piano le buone ragioni dei pastori, verso i quali la Regione Piemonte presta la massima attenzione considerandoli operatori indispensabili per le produzioni tipiche lattiero-casearie  di montagna e per il presidio di territori già fortemente colpiti dall’abbandono.

 

Questo modo di pensare è largamente condiviso dall’opinione pubblica, anche se

permangono dei punti di vista diversi tra coloro che nell’ambiente montano praticano il turismo e coloro che, come i pastori, in montagna ci lavorano e traggono il loro reddito. Soffiare sul fuoco della contrapposizione tra cittadini e montanari non porta però da nessuna parte: i lupi non si devono sterminare e i pastori devono poter condurre le loro attività nell’interesse dell’economia montana e del presidio del territorio, che significa agire contro l’abbandono dei pascoli e produrre azioni di manutenzione per prevenire dissesti idrogeologici che la nostra Regione paga regolarmente a caro prezzo.

 

Non essendo quindi disponibile una soluzione radicale del problema, come in tante altre  circostanze della vita bisogna percorrere la strada del buon senso, mettere da parte le rigidità ideologiche e culturali e cercare di raggiungere una convivenza equilibrata tra fauna selvatica e attività pastorali. Occorre quindi concentrare le risorse intellettuali ed economiche nella ricerca di più interventi coordinati per raggiungere questo obiettivo: questa è la strada che ha scelto la Regione Piemonte.

Le principali azioni messe in campo dalla Regione Piemonte coinvolgono gli assessorati all’ambiente, agricoltura e montagna. Richiamo subito il provvedimento emanato nel giugno scorso dalla Giunta regionale: la creazione di un fondo regionale per il sostegno finanziario a quegli allevatori di ovini e caprini che operano in aree montane e che adotteranno una migliore gestione del pascolo e modalità di conduzione del bestiame. Un premio ai pastori che sceglieranno il pascolo sorvegliato e il ricovero notturno degli animali: è infatti impensabile difendere quest’ultimi dai predatori se lasciati al pascolo non controllato e se trascorrono la notte all’aperto in alta montagna come spesso accade.

Pascolo controllato e ricovero notturno del bestiame sono attività che comportano maggiori costi per gli allevatori e proprio per questo la Regione ha previsto gli incentivi economici.

 

La gestione di questo fondo è stato affidata all’ente di gestione del Parco naturale delle Alpi Marittime che, dal 2006, coordina il progetto “Il lupo in Piemonte” con sistemi di monitoraggio sulla presenza del lupo in area alpina che consente una puntuale verifica dell’entità della popolazione di lupo, le condizioni del bestiame alpeggiante e le modalità di conduzione e i danni provocati a questo bestiame dai predatori.

Le altre iniziative condotte dalla Regione Piemonte per garantire l’equilibrio tra attività umane e fauna selvatica si riferiscono ai piani di caccia per gli abbattimenti selettivi praticati ogni anno su diverse specie: certo non verso i lupi, appena tornati sulle nostre montagne e classificati come protetti.

 

Infine non voglio però sottrarmi ad alcune considerazioni critiche che spesso ci vengono poste dai nostri cittadini che vivono e lavorano in montagna e che lamentano un eccessivo interesse per la difesa dei selvatici a scapito delle attività economiche tradizionali come la pastorizia. Non ritengo eccessive le norme legislative di protezione della fauna selvatica, sono invece ancora insufficienti le iniziative e le risorse economiche messe in campo per rendere compatibile l’attività dei pastori i quali, però, devono fare anche la loro parte con maggiore sensibilità e professionalità.

 

Il provvedimento sul pascolo gestito, che ho già citato, è un primo passo ma avrà bisogno di risorse aggiuntive e soprattutto della piena collaborazione dei pastori e delle loro organizzazioni di rappresentanza. C’è bisogno di far crescere una nuova cultura della montagna che veda unità di intenti, sia da parte di chi ci lavora sia di chi, spesso abitante in città, ne fruisce per il suo tempo libero. E per raggiungere questo obiettivo occorre poca ideologia, che conduce a sterili estremismi, e molta praticità e buon senso.

La convivenza tra pastori e lupi è una questione culturale ed economica: occorre che tutti si rendano conto che il valore del territorio montano, patrimonio di tutta la collettività, è tale se vi è equilibrio tra attività umane, difesa ambientale e fruizione turistica. Un obiettivo raggiungibile, che richiede investimenti e che promette buoni risultati per uno sviluppo intelligente e ambientalmente compatibile.

E’ un percorso già intrapreso da tempo da molte nazioni e regioni alpine come Svizzera, Austria e Trentino Alto Adige, che prima di noi hanno saputo investire nell’economia montana creando comparti agricoli, forestali e turistici di livello economico internazionale. Dimostrando che la buona cura dell’ambiente naturale e delle tradizioni, l’innovazione tecnologica e lo sviluppo turistico possono migliorare la qualità della vita di tutti: montanari e cittadini.


scritto da: blacksheep77 alle ore 10:26 | link | commenti (3)
categorie: montagna, lupo, articolo, parco, parole sagge, pastori, alpeggio, margari

Commenti
#1   04 Settembre 2007 - 08:54
 
Nessuno commenta per non inimicarsi l'assessora...
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente JohnDeere

#2   04 Settembre 2007 - 11:46
 
Il Lupo è come gli uffici pubblici : va bene fin che non hai a che farci!!!

F.A
utente anonimo

#3   05 Settembre 2007 - 10:30
 
eheheh ;-)))

la mia opinione comunque l'Assessore lo sa, capisco la sua posizione "politica", ma se in montagna ci devi lavorare, i compromessi non sono (quasi) mai possibili.
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente blacksheep77

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Cosa vuol dire essere pastori per 365 giorni all'anno nel XXI secolo. Quattro stagioni, dalla pianura alla vita d'alpeggio

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